L’effetto farfalla e la non linearità dei risultati

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Uno degli errori che più spesso compiamo è quello di aspettarci dei risultati diretti e lineari dalle nostre azioni.

Ci dimentichiamo che spesso gli effetti delle nostre azioni non seguono delle logiche lineari e anche un accadimento all’apparenza insignificante può avere una notevole influenza sul risultato finale. In altre parole, non abbiamo consapevolezza del cosiddetto effetto farfalla.

Effetto Farfalla

Nel 1963, Edward Lorenz fu il primo ad analizzare l’effetto farfalla nel tentativo di migliorare i suoi modelli matematici per le previsioni del tempo. Per spiegare il fenomeno, ricorse al celebre esempio della farfalla sostenendo che un accadimento apparentemente innocuo come il batter d’ali di una farfalla in Brasile possa provocare un tornado in Texas.

L’effetto farfalla è alla base della cosiddetta “Teoria del Caos“, ovvero una teoria matematica ed economica che cerca di studiare i comportamenti apparentemente casuali di sistemi complessi caratterizzati da un alto numero di variabili, fortemente interconnesse tra di loro.

Da sottolineare che il Caos è solo apparente per via della complessità del sistema e i limiti della mente umana.

La teoria può sembrare complicata e il suo attuale studio lo è di certo, ma l’intuizione che la sottende è senz’altro interessante e può tornare molto utile per interpretare svariate situazioni reali.

Teoria del Caos e Frattali

L’intuizione, per come la interpreto io, è la seguente: l’interazione tra 2 o più sistemi composti da svariate variabili, più o meno dipendenti tra loro, può generare una varietà di risultati non facilmente comprensibili e non evidentemente correlati alla situazione iniziale.

In termini tecnici si parla di “Dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali” che tradotto in parole semplici vuol dire che piccoli cambiamenti delle condizioni iniziali possono comportare variazioni notevoli del risultato finale o del comportamento futuro.

Un “semplice” esempio per chiarire questo concetto potrebbe essere quello dell’interazione tra 2 esseri umani. Il comportamento di ogni individuo dipende da una molteplicità di variabili, come ad esempio l’umore in un determinato momento, il carattere, il livello di istruzione, etc. Quando 2 persone interagiscono, gli insiemi di variabili che li caratterizzano si mischiano ed è molto difficile prevedere il risultato di questa interazione, dal momento che è molto complesso valutare tutte le interazioni delle variabili in gioco.

Ad esempio, immagina di dover sostenere un colloquio di lavoro. L’esito del colloquio dipenderà da molte variabili. Alcune di esse sono più o meno in tuo controllo, come ad esempio il tipo di risposte che fornisci, le impressioni iniziali che generi, etc. Altre variabili sono totalmente esogene e al di fuori del tuo controllo, ad esempio: gli altri candidati in lizza o l’umore dell’esaminante.

Iniziare a ragionare in questi termini è il primo passo per cercare di interpretare la complessità che sottende l’universo in cui viviamo, senza correre il facile rischio di farci affascinare dalla semplicità di molte correlazioni lineari spurie che implicano falsi rapporti di causalità-

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